
Il tavolo di controllo 35 mm con testata stroboscopica incorporata
I laboratori rappresentano il luogo dove i tecnici specializzati della Cineteca dell’Aquila eseguono interventi di manutenzione ordinaria e di piccolo restauro sulle copie positive dei film, ossia quelle stampate all’uscita di un’opera cinematografica e proiettate nei cinema.
Allo scopo si utilizzano tre speciali macchinari meccanici detti passafilm per la revisione e riparazione delle pellicole su formato 35 e 16mm, e uno speciale tavolo di controllo per una ispezione più approfondita, realizzato per assolvere appositamente le esigenze della Cineteca aquilana.
Questo tavolo di controllo è dotato di un particolare apparato stroboscopico che permette, attraverso un monitor, di verificare in maniera più precisa e approfondita lo stato della pellicola, di fermarsi ad analizzare un singolo fotogramma, di rilevare graffi e eventuali rotture oltre alla condizione della pista audio, che riproduce i suoni di un film.
La macchina può inoltre fare delle copie di lavoro dei film in qualsiasi formato video, e grazie ad un piccolo computer è in grado di controllare l’effettiva lunghezza della copia e di segnalare eventuali manipolazioni e mutilazioni.
Nei laboratorio vengono effettuate anche altre tipologie di controllo e di manutenzione, di tipo chimico e meccanico:
verifica dello stato di salute delle pellicole, mediante l’utilizzo di cartine sensibili con variabilità cromatica, che segnalano l’inizio di un processo di decadimento. Questo controllo viene eseguito di norma su tutte le copie possedute almeno tre volte l’anno, e i risultati vengono monitorati;
misurazione con calibro e altri sistemi di riferimento, per il controllo del restringimento fisico del supporto, dovuto a variazioni climatiche indesiderate: le pellicole seccandosi perdono la loro consueta elasticità facendo aumentare la possibilità di rotture e di lesioni nelle perforazioni;
ispezione delle pellicole su un particolare vetro opaco retroilluminato, detto diafanoscopio: la luce bianca e intensa emessa permette di rilevare la profondità degli eventuali graffi su ogni singolo fotogramma, oltre a particolari difetti detti “spuntinature”, che si generano con l’uso prolungato delle copie;
analisi dei graffi indirizzando una luce incidente sulla pellicola dopo aver posto sotto al film un panno nero; in questo modo è più facile per l’occhio umano mettere in evidenza tutti quei difetti che non è possibile notare guardando in trasparenza il fotogramma;
controllo di eventuali lesioni sul supporto della pellicola facendola girare a determinate velocità e tenendola con le dita della mano destra protette da un guanto di lino;
lavaggio periodico delle pellicole, a mano, con un panno particolare imbevuto di una soluzione a base di percloro etilene, efficace per eliminare i residui di grasso e di olio lasciati dai proiettori e eventuali macchie di muffa;
sostituzione periodica delle giunte, ossia delle giunzioni tra due parti di pellicola che tradizionalmente vengono effettuate con una speciale incollatrice conosciuta come “Pressa Catozzo”, dal nome del suo inventore. Lo scotch utilizzato è di un tipo speciale, molto costoso e prodotto in serie limitata, che non lascia residui collosi.
Le informazioni relative a ciascuna pellicola sono poi inserite in apposite schede informatiche e cartacee dalle quali è possibile accedere a tutte le caratteristiche tecniche ed artistiche di ogni copia, al fine di avere una situazione costantemente aggiornata e completa sullo stato del fondo cinematografico.
Le schede di archiviazione sono tre: una scheda di identificazione contenente le informazioni sul film (titolo, regia, anno, interpreti, didascalie, versione, ecc), una scheda di conservazione che riporta informazioni sulla condizione della copia (formato, colore, stato fisico, stato chimico, presenza giunte, ecc) ed infine una scheda tecnica riguardante la durata del film (lunghezza in metri, numero delle bobine, durata video, ecc).
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Data ultimo aggiornamento: 18 aprile 2007